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Codice della crisi d’impresa: cosa sapere sul decreto legislativo

 

In questa guida spiegheremo molto dettagliatamente cosa è cambiato con la definitiva entrata in vigore del Codice della crisi di Impresa. A partire dallo scorso 15 luglio 2022, infatti, il Legislatore ha reso esecutivi dei cambiamenti sostanziali rispetto al testo normativo iniziale, ovvero il Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, e alla Direttiva Europea UE 2019/1023, meglio nota come Direttiva Insolvency.

Cosa sapere sul nuovo codice della crisi d'impresa

Codice della crisi d’impresa: il contesto normativo

Il Codice della crisi di Impresa attuale è entrato in vigore, in via definitiva, lo scorso 15 luglio 2022, con due anni di ritardo rispetto alla data originaria prevista, ovvero il 15 agosto 2020.

In particolare ci riferiamo al Decreto Legislativo 83/2022 (già affrontato in questo articolo), il testo normativo che rende esecutivo il Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza, ovvero il Decreto Legislativo 14/2019.

Questa novità ha dato attuazione anche alla direttiva comunitaria UE 2019/1023 e ha integrato le disposizioni contenute in un altro regolamento, ovvero il Decreto Legge 118/2021 (convertito in legge n.147/2021) relativo alla composizione negoziata della crisi.

In pratica ci sono voluti quasi due anni dalla data originaria di entrata in vigore per rendere esecutivo un Codice molto importante per la tutela delle aziende e delle imprese economiche e commerciali del nostro Paese.

La ragione, com’è noto, risiede nei rallentamenti causati dalla pandemia che, tuttavia, hanno consentito al Legislatore di disporre di più tempo per attuare le modifiche più recenti e, quindi, allineare tale impianto normativo anche alle Direttive Comunitarie.

Quali sono le principali novità del Codice della Crisi di Impresa?

Cosa sapere sul nuovo codice della crisi d'impresa

Tra le principali novità del Codice della Crisi di impresa figura, al primo posto, la questione legata al sistema di allerta che è stato accantonato rispetto a quanto era originariamente previsto.

Questo ha consentito di dare maggiore spazio alle misure idonee per rilevare in modo tempestivo, ossia automatico, la presenza di uno stato di crisi. Non solo. Il sistema prevede il ricorso ad una serie di strumenti, come l’Istituto della Composizione Negoziata della Crisi (D.L. 118/2021), ossia la possibilità dell’imprenditore di farne richiesta senza limiti di utilizzabilità.

Grazie a questo Istituto, oggi, un imprenditore che si trovi dinanzi a situazioni di squilibrio finanziario o economico può rivolgersi alla CCIA del proprio territorio, richiedere la nomina di un esperto indipendente e ottenere supporto nell’agevolare le trattative necessarie a scongiurare la crisi o l’insolvenza.

L’esperto dovrà essere indipendente ed in possesso dei requisiti previsti all’articolo 2399 del Codice Civile, nonché privo di legami di natura personale e professionale con l’impresa richiedente o con eventuali altre parti interessate.

Codice della crisi d’impresa: strumenti e asset aziendali di tutela

Grazie al Codice oggi le aziende sono supportate nel dotarsi di adeguati strumenti organizzativi, contabili ed amministrativi finalizzati alla rilevazione tempestiva della crisi e, quindi, per scongiurare la perdita della continuità aziendale.

In particolare sono oggi previsti dei criteri di adeguatezza tali da permettere di rilevare squilibri patrimoniali, economici e finanziari e verificare la non sostenibilità dei debiti e l’assenza di prospettive di continuità per i 12 mesi successivi.

Non solo. I nuovi strumenti di valutazione permettono di seguire liste di controllo, effettuare test pratici circa la fattibilità del risanamento e, quindi, valutare in modo particolareggiato la perseguibilità delle azioni necessarie a far rientrare gli squilibri patrimoniali ed economici.

Approccio preventivo e Concordato Semplificato

Il nuovo Codice propone il cosiddetto “approccio preventivo alla gestione della crisi di Impresa”. Questo significa che programmazione e pianificazione diventano aspetti centrali nella gestione del budget, soprattutto a fronte di nuove prassi standardizzate tra cui figurano la già citata Composizione Negoziata e i Principi di redazione dei Piani di Risanamento.

Anche il Concordato Semplificato è un nuovo strumento di tutela entrato in vigore con il Codice. Esso consiste nel fornire soluzioni liquidatorie laddove le procedure di risanamento attuate dall’imprenditore non

 abbiano dato esito negoziale. In questo caso l’azienda ha facoltà di ricorrere a tale istituto entro sessanta giorni dalla ricezione della relazione finale vidimata dall’esperto indipendente ingaggiato dalla CCIA competente.  Cosa sapere sul codice della crisi d'impresa

La partecipazione attiva degli intermediari finanziari

Un’altra novità molto interessante è quella costituita dal chiarimento circa il ruolo “attivo” che gli intermediari finanziari sono chiamati a svolgere. Si tratta di un principio che entra in atto a tutela dell’imprenditore che si sia attivato per accedere all’Istituto della Composizione Negoziata e che, quindi, prevede la partecipazione attiva degli istituti di credito coinvolti al fine di evitare comportamenti eccessivamente “prudenti”, tali da pregiudicare il risanamento.

In particolare la norma mira a salvaguardare la continuità dell’impresa attraverso la garanzia di rispetto degli accordi precedenti alla Composizione Negoziata. Questo principio esplica l’obiettivo del Legislatore di normalizzare gli attriti derivanti dalla richiesta di Composizione Negoziata tra debitore e creditore.

In particolare all’articolo 18 comma 5 è prevista l’impossibilità di rifiutare l’adempimento di contratti pendenti o di causarne la risoluzione, oltre che di modificarli o anticiparne la scadenza a causa del mancato pagamento di crediti precedenti alla richiesta di accesso alla Composizione Negoziata.

31 Maggio 2023

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